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Paese


Il centro abitato è disposto per la maggior parte lungo la statale 292 che congiunge la superstrada Carlo Felice con Pozzomaggiore: qui sono i rioni più antichi, articolati intorno alle strette strade e alle caratteristiche piazze (sas piattas), tra le quali ricordiamo Piatta ’e Cheja e Piatta ’e Istancu. Le nuove zone d'espansione sono a Sa Serra e Su Cannadeddu, entrambe su un colle a sud-est del paese.

La casa comunale, costruita nel 1886, è stata restaurata di recente. Il caseggiato delle elementari risale agli anni Cinquanta. Un vecchio asilo è stato adibito a Centro sociale e ospita la Biblioteca comunale. A Su Cannadeddu è presente una Scuola materna e nei pressi è stata realizzata un’ampia zona a verde pubblico che si estende per tre ettari comprendendo una piazza polivalente, un anfiteatro all’aperto e diverse strutture sportive. Il campo di calcio è a Sa Serra.

STORIA

Il paese fu probabilmente fondato nel primo Medioevo da una tribù corsa proveniente dalle coste nordorientali della Sardegna , come testimonia l'appellativo di "Corsein" presente nelle carte geografiche più antiche e l'alta frequenza del cognome Unali ( da "Gunale" , toponimo storico di una curatoria del Giudicato di Gallura ) .

Nel suo territorio non mancano testimonianze del passaggio di altri popoli , tra cui i Romani con "Lucentia" o "Castrum Lucentinum" ( oggi "Lughentinas") e i Bizantini con l'insediamento di "Kourin" , la citata chiesa di Santa Maria Iscalas.

Recenti indagini archeologiche hanno dimostrato che il territorio di Cossoine era abitato fin dal neolitico, come testimoniano le numerose Domus de Ianas, ancora in ottimo stato;  
Il paese di Cossoine in origine sorgeva presso la località di Santu Giolzi, dove  si trovava l’antica e omonima parrocchiale attigua al rione oggi denominato Funtana. Nel 1480 la chiesa di San Giorgio di Cossoine ospitò addirittura un sinodo  della diocesi di Sorres, presieduto dal suo vescovo, 
Giacomo de Pojo (1461-1497). Per costante tradizione si racconta  che il paese, assai più grosso e popoloso dell’attuale, venne quasi completamente distrutto da una pestilenza (sicuramente ci si riferisce a quella del 1527-28) e che da quel tempo Cossoine fu ridotto a un centro di scarsa importanza. I pochi sopravvissuti spostarono le loro abitazioni  in direzione di Funtana e da lì via via salendo fino  alla collina di Sa Serra. Il contagio durò per molti mesi  e cessò il giorno della commemorazione del martirio di san Sebastiano, il  20 gennaio del 1529. 
Per ringraziamento  gli abitanti di Cossoine eressero l’omonima chiesa, tutt’ora in uso; la tradizionale ardia in onore del santo, tradizione ancora viva e molto  sentita  dai cossoinesi, risale proprio a questo periodo. Il paese fu del Giudicato di Torres ed appartenne alla curatoria di  Cabu Abbas. Fu Sotto il domino dei Malaspina, dei Doria e poi cadde in potere degli Aragonesi, quando Nicolò Doria nel 1436 dovette soccombere per fame nella fortezza di Monteleone Roccadoria  assediata dagli spagnoli. Il Primo feudatario fu Serafino di Montagnan, sassarese, il quale partecipò con gli spagnoli alla conquista della  Rocca di Monteleone; questi con diploma del 20 luglio 1436, dato in Teano, comprò per 1300 ducati d’oro , da Alfonso V, la Baronia di Cossoine e Cabu Abbas la quale comprendeva anche le ville di Jafa (Giave), Torralba, Silaghe (Siligo), Sestem (Semestene), Banar, Bunanara, Boruta,  Thiesi, Rebeccu e i villaggi scomparsi di Lachesos, Todorache , Terchido e Nieddu. Il 20 aprile 1505 ne fu investita la famiglia dei Castelvì, nel 1590 la casa Alagon, nel 1621 il marchese di Villasor. L’ultimo feudatario, investito il 30 aprile 1807,  fu don Giuseppe de Silvia, di origine spagnola, che aveva, tra gli altri, il titolo di Signore di Cossoine e Giave.