Questo sito web utilizza i cookie.
Questo sito web utilizza i cookie tecnici. I Cookie di profilazione sono utilizzati da contenuti di terze parti.
Continuando la navigazione sul nostro sito, chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque elemento acconsenti all'uso dei cookie.
Per maggiori informazioni fai riferimento alla Cookies Policy.

logotype

LA PRO LOCO DI COSSOINE IN VISITA AD AUSCHWITZ

L’esperienza dei liceali dopo “la Veglia delle Coscienze”

LA PRO LOCO DI COSSOINE IN VISITA AD AUSCHWITZ

AUSCHWITZ – E’ sera ad Auschwitz. La visita guidata al Konzentrationslager Auschwitz II Birkenau è prossima alle rovine dei forni crematori. Improvvisamente il cielo si fa terso e nuvole minacciose abbracciano il silenzio che segue il dramma dell’Olocausto. Cala d’un tratto il buio ma non è notte. Lo squarcio dei lampi illumina il Campo a tratti, e la terra sotto i piedi inizia a macchiarsi di acqua. Il momento è solenne; gli sguardi sono rivolti all’epilogo di una vicenda triste, sintetizzata in un ammasso di macerie, un tempo finte docce pre-morte. Nei volti corre una preghiera o comunque una riflessione intensa, di fronte all’abominio cui l’Uomo è stato capace.
Quando la pioggia inizia a impossessarsi della judenrampe, delle baracche, delle torrette di guardia, sembra quasi un susseguirsi di lacrime che bagnano i segni della Storia. Auschwitz è ancora museo, ma per poco. Le gocce sgomitano, e filtrano dalle nubi nerastre quasi a voler gridare la sofferenza degli ultimi, dei tanti brutalmente calati nell’inferno del tempo.
Il vento si fa impetuoso e chicchi di grandine si infrangono ferocemente a terra. D’un tratto gli elementi giocano di forza e il lager si ritrova quasi animato, immerso nel terrore che una volta ha permeato lo strascicare dei passi. A guardare bene, sembra quasi intravedere la sagoma dei tanti ebrei che spingono vagoni, lavorano di pala, tremano alla pioggia e si fiaccano al vento. Le urla dei Kapò percuotono ancora le spalle ossute e il vociare dei cani quasi si sente in prossimità del vagone ungherese.
I ragazzi interiorizzano quello che è stato. Per loro “La Veglia delle Coscienze” non è più un semplice viaggio sospeso nel ricordo, un trasporto verso confini inimmaginati, un disegno dai colori grigi e surreali. Auschwitz ora è lì, davanti a loro, e loro sono lì a calpestare i percorsi degli orrori. Non è finzione, è tutto vero. E’ tutto spaventosamente vero. E le teche dei capelli rubati a capigliature rassegnate, le protesi brutalmente sequestrate, gli occhiali, le valigie, le spazzole, sono tutti segni di una triste realtà successa.
Se raccontare la Shoah dall’alto di un palcoscenico, seppur animato di filmati, suoni e poesie, ha calato interpreti e pubblico in una dimensione profonda del vissuto, nulla è paragonabile all’essere catapultati nel luogo dello sterminio. Auschwitz è qualcosa che ti resta dentro, qualcosa che ti fa ribollire di rabbia, tristezza, pietà e vergogna insieme, di fronte alla condizione animalesca cui è stata relegata la vita.
La Veglia delle Coscienze è stato un progetto culturale, ora è divenuta una esperienza formativa. Sono i semi dell’oggi che servono a costruire il domani che verrà. Per questo motivo, i ragazzi proporranno ancora nuove tappe del loro progetto, a testimoniare che ancora c’è bisogno di ricordare e mantenere viva la Memoria.